L’obesità del bambino: una malattia sociale

Se preoccupa il lento e inarrestabile cambiamento del nostro stile di vita sempre più sedentario, sempre più legato a un peggioramento delle nostre abitudini alimentari, più critico è il diffondersi dell’obesità nelle prime fasce d’età dove spesso si fa fatica a riconoscerla sottovalutandone le conseguenze negative. Non un semplice eccesso di peso, ma una patologia multifattoriale che predispone il bambino allo sviluppo di altre malattie come quelle cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione, oltre al rischio di sviluppare un disagio per la forma e immagine corporea.

In Italia ci sono bambini tra i più grassi d’Europa

Dall’ultima indagine del 2016 del sistema di sorveglianza italiano Okkio alla salute, emerge che quasi un bambino su tre in Italia ha un eccesso ponderale e che le più colpite dal fenomeno sono le regioni meridionali.  Gli ultimi dati confermano la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari poco salutari e stile di vita sedentario: il 36% dei genitori dichiara che i propri figli assumono quotidianamente bevande zuccherate o gassate e -un bambino su tre dedica non più di un giorno alla settimana per lo svolgimento di attività sportiva.
Infine, un aspetto da tenere in considerazione è che i genitori spesso tendono a sottovalutare il problema: per esempio, tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 37% ritiene che il proprio figlio sia sotto-normopeso e solo il 30% pensa che la quantità di cibo assunta sia eccessiva.

Come si può prevenire?

Il problema dell’obesità infantile ha raggiunto dimensioni tali che risulta necessario affrontare la questione alla radice. Pur essendo tutti d’accordo sull’importanza di controllare o ridurre il peso dei bambini e degli adolescenti, non è facile fare prevenzione efficace su un problema così ampio che abbraccia tante tematiche. Sappiamo infatti che uno stile di vita scorretto ha a che fare con i comportamenti del singolo bambino, ma questi dipendono soprattutto dalle caratteristiche del posto in cui essi vivono.

Perché le buone abitudini acquisite vengano rinforzate e incoraggiate, gli interventi sulla famiglia e sulla scuola devono essere supportati da cambiamenti di tipo culturale e sociale. Un obiettivo di questa portata richiede uno sforzo da parte delle famiglie, della scuola, della grande distribuzione alimentare, dei mass-media e soprattutto della politica.

Ormai è assodato che le percentuali più alte di obesità e sovrappeso infantili si riscontrano nelle fasce sociali più basse, presso le famiglie più povere e meno acculturate. Lì bisogna intervenire con forza. La lotta all’obesità deve diventare una priorità della nostra classe dirigente perché un bambino obeso sarà probabilmente un adulto obeso con cattive conseguenze non solo per il suo futuro, ma anche per quello della nostra economia.

A livello europeo diversi stati stanno intervenendo duramente sul problema, per esempio riducendo la disponibilità di bevande zuccherate negli edifici scolastici o disincentivando il consumo di bevande zuccherate tra bambini e adolescenti attraverso interventi di tipo fiscale.

Il ruolo fondamentale della famiglia

La famiglia gioca un ruolo fondamentale in questo contesto. In particolare, i genitori sono da modello sia per lo sviluppo delle abitudini alimentari del bambino. Sebbene non si possa controllare ogni aspetto della vita del proprio figlio, sono loro che decidono cosa acquistare, la preparazione dei pasti, le porzioni e cosa mettere a disposizione del bambino.

I bambini apprendono fin da piccoli da chi li circonda, pertanto, sono soliti adottare lo stesso stile di vita delle loro figure di riferimento. In questa fase è fondamentale dare il buon esempio educando i bambini a mangiare una grande varietà di alimenti e a consumare frutta e verdura regolarmente. Spesso però ci si scontra con la resistenza del bambino nell’assaggiare nuovi cibi, per lo più amari. Servono una quindicina di tentativi prima che il bambino familiarizzi con il sapore di questi alimenti e sono necessari tempo, cura e pazienza. Quando questi mancano, si finisce per utilizzare il cibo come ricompensa (soprattutto dolci e altri cibi ipercalorici) oppure per soddisfare bisogni emozionali dei propri figli.

Tali comportamenti interferiscono con l’abilità del bambino di regolare la propria alimentazione e di riconoscere gli stimoli della fame e della sazietà.

In famiglia si deve trasmettere non soltanto il piacere del cibo in se, ma soprattutto il piacere della scoperta e del manipolare le materie prime insieme, che a tavola diventa convivialità e partecipazione, educazione al gusto e alla salute.

obesità infantile: uno dei problemi europei

L’approccio alla cura

Per la cura dell’obesità infantile ci vuole premura e un intervento mirato che tiene conto della fascia d’età e del grado di obesità riscontrato.  “Mettere a dieta” un bambino obeso esaltando in modo sbagliato e ossessivo il valore della magrezza, potrebbe significare predisporlo allo sviluppo di un disturbo alimentare così da favorire una perdita di autostima invece che una perdita di grasso. Il bambino potrebbe percepire in modo conflittuale la richiesta di cambiamento. Caricarlo di responsabilità, aspettative e timori presenta numerosi svantaggi; si corre il rischio di affidargli un compito che non sa bene né perché né come deve essere svolto! Non possiamo aspettarci dal bambino una presa di coscienza del problema grazie a frasi del tipo “fallo per te, fallo per la tua salute”, “perdi peso che ti fa bene”.

I genitori più preoccupati tendono a eliminare di punto in bianco il consumo di alimenti particolarmente gradevoli (e solitamente molto calorici) dalla dieta dei figli, sperando che i bambini scelgano in alternativa degli alimenti più salutari. Questo comportamento però, ottiene risultati opposti. Altri ingenuamente pensano che la questione dovrà essere risolta tra il figlio e il pediatra o tra il figlio e il dietista, senza dover mettere in gioco le abitudini alimentari e lo stile di vita di tutta la famiglia, soprattutto là dove gli stessi genitori hanno problemi di peso. È necessario comprendere cosa è lecito chiedere al bambino e quale collaborazione ci possiamo aspettare.

La dieta del bambino

La diagnosi e il trattamento dell’obesità infantile non sono semplici e richiedono un attento intervento da parte del pediatra. Nell’infanzia l’aumento spesso non sincrono del peso e della statura rende la definizione di obesità più complessa che non nell’adulto. Ci tengo però a scoraggiare tutti i tentativi di intervento fai da te poiché potrebbero peggiorare la situazione esponendo il bambino ad ulteriori rischi per la sua salute.

Lo stesso piano alimentare per la cura dell’obesità non è uguale per tutti e l’approccio terapeutico cambia in base all’età e all’entità del problema. Più che il calcolo delle calorie assunte con la dieta sì cerca di identificare quello che il bambino o l’adolescente preferisce mangiare in modo da rendere la dieta gustosa e allo stesso tempo salutare. Ad esempio, per un bambino che prova forte avversione per la verdura, sarà opportuno favorire il consumo di fibra tramite l’utilizzo di prodotti integrali, incoraggiando l’assunzione graduale di qualche verdura tra quelle meno sgradite, cruda o cotta, cucinata e presentata in modo appetibile. È utile inoltre, educare il bambino a moderate rinunce: se necessario, bisogna puntare a ridurre le porzioni di alcuni alimenti e a scoraggiare il consumo di cibi industriali, zuccheri semplici, cibi ricchi di grassi saturi e cibi troppo salati. È fondamentale ridurre anche il consumo delle bevande zuccherate a favore dell’unica bevanda di cui hanno veramente bisogno: l’acqua.

Per un problema così complesso, nel quale la componente culturale ha un peso fortissimo, non esistono soluzioni semplici ma è scientificamente evidente quanto per i bambini e i giovani, una dieta sana, semplice, varia, e uno stile di vita fisicamente attivo, possano ridurre il rischio di sovrappeso e obesità oltre a contribuire ad una crescita e ad uno sviluppo sano.

Riassumendo, ecco una serie di consigli utili per prevenire e curare l’obesità in famiglia.

  • Ridurre l’esposizione del bambino a cibi ipercalorici, effettuando una spesa più consapevole.
  • Aumentare, se insufficiente, il consumo di frutta e verdura di tutta la famiglia.
  • Stabilire orari definiti per i pasti e scoraggiare l’abitudine dei fuori pasto.
  • Mangiare assieme in un ambiente positivo e garantire un’atmosfera rilassata al momento dei pasti.
  • Fare attenzione alle porzioni e mettere in tavola quello che si pensa di mangiare, possibilmente non tutto assieme.
  • Limitare il tempo trascorso davanti la televisione, videogiochi, smartphone e tablet soprattutto durante i pasti.
  • Insegnare al bambino ad essere critico nei confronti dei messaggi pubblicitari.
  • Ridurre l’enfasi sulla necessità di dimagrire.
  • Prestare attenzione alla comunicazione, in particolare riguardo agli stati emotivi.
  • Tutta la famiglia deve adottare uno stile sano di attività fisica.

Articolo a cura del dott. Angelo Campanella, dietista

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